Beni culturali

Beni Culturali

Serra San Bruno (VV)

Certosa

La Certosa di Serra San Bruno è il primo Convento Certosino in Italia e secondo di tutto l’Ordine, sito in un pittoresco bosco alla periferia di Serra San Bruno. Le mura del convento si stagliano solenni in mezzo alle serre, secolari come il tempo della natura selvaggia.

Si tratta di un vasto complesso fondato tra il 1090 e il 1101 da Brunone di Colonia, fondatore dell’Ordine Certosino e della Grande Chartreuse vicino a Grenoble, il quale – scandalizzato dalla corruzione del clero – si era ritirato nella solitudine dei boschi calabresi. Oggi nella Certosa vivono pochi frati, che è possibile vedere ogni lunedì durante la loro passeggiata nei boschi. Assolutamente vietato è l’accesso alle donne, poiché leggenda vuole che se così fosse, la terra inizierebbe a tremare. Non è concessa neppure la visita all’imponente Biblioteca presente all’interno, ma solo al Museo, che raccoglie le testimonianze più significative dell’arte nella Certosa.

Stilo (RC)

Cattolica di Stilo

La Cattolica di Stilo è un edificio religioso di piccole dimensioni ubicato in adiacenza all’abitato di Stilo, alle pendici del Monte Consolino. Il termine “Cattolica” deriva probabilmente dal greco “Katholikon” che indica il luogo di culto di un complesso monastico o il centro di riferimento cultuale per gli eremiti che vivevano nella stessa area.

La ricchezza espressiva, appartenente ad una tradizione architettonica tipicamente bizantina, la colloca a pieno titolo tra i più notevoli monumenti calabresi.

Mongiana (VV)

Ferriere Borboniche

Le Reali ferriere ed Officine di Mongiana o Villaggio Siderurgico di Mongiana o Polo siderurgico di Mongiana è stato un importante complesso siderurgico realizzato a Mongiana nel 1770 – 1771 da parte della dinastia dei Borbone di Napoli. Parte integrante del complesso industriale e militare del Regno delle Due Sicilie, e impianto di base per la produzione di materiali e semilavorati ferrosi (poi rifiniti sia in loco, che presso il polo siderurgico di Pietrarsa), arrivò nel 1860 a dare lavoro a circa 1500 operai. Travolto dalle vicende legate al processo di unificazione politica della penisola italiana, fu messo in secondo piano da parte del governo sabaudo, causando un rapido declino del complesso siderurgico, conclusosi con la cessazione dell’attività nel 1881.

Pizzo Calabro (VV)

Chiesa di Piedigrotta

Un misto di storia locale e leggenda fanno della Chiesa di Piedigrotta un unicum nel suo genere.

Da centinaia di anni si tramanda la leggenda di un naufragio avvenuto intorno alla metà del ‘600: un veliero con equipaggio napoletano fu sorpreso da una violenta tempesta. I marinai si raccolsero nella cabina del Capitano dove era custodito il quadro della Madonna di Piedigrotta e tutti insieme iniziarono a pregare facendo voto alla Vergine che, in caso di salvezza, avrebbero eretto una cappella e l’avrebbero dedicata alla Madonna. La nave si inabissò e i marinai a nuoto raggiunsero la riva. Insieme a loro, si poggiarono sul bagnasciuga anche il quadro della Madonna di Piedigrotta e la campana di bordo datata 1632. Decisi a mantenere la promessa fatta, scavarono nella roccia una piccola cappella e vi collocarono la sacra immagine. Ci furono altre tempeste e il quadro, portato via dalla furia delle onde che penetravano fin nella grotta, fu sempre rinvenuto nel posto dove il veliero si era schiantato contro gli scogli.

Non esistono documenti che possano comprovare questa storia, ma il culto per l’immagine è antico e molto sentito dalla popolazione e non sarebbe inverosimile che il quadro sia davvero il frutto di un naufragio.

Bivongi (RC)

Monastero di San Giovanni Thetris

Nella Vallata dello Stilaro visse e operò, nel IX secolo, San Giovanni Theristis. Dopo la sua morte, i suoi luoghi e il suo aghiasma (fonte sacra) divennero meta di pellegrinaggio, dando origine, nell’XI secolo, a un Monastero bizantino che, nel successivo periodo normanno, si affermò come uno dei più importanti monasteri basiliani del Sud d’Italia, mantenendo splendore e ricchezza fino al XV secolo. I suoi monaci erano dotti e possedevano una vasta biblioteca. Nel Seicento, a causa dei numerosi episodi di brigantaggio, i monaci decisero di abbandonare definitivamente il sito e trasferirsi nel più grande Convento di San Giovanni Theristis Fuori le Mura, a Stilo, dove furono traslate anche le reliquie del Santo. All’inizio dell’800, in seguito alle leggi napoleoniche, l’edificio divenne proprietà del comune di Bivongi. Nel 1990 cominciarono i lavori di ristrutturazione, e nel 1994 cominciarono a vivervi stabilmente i primi monaci athoniti (provenienti dal Monte Athos). Nel 2008 il Comune di Bivongi, ha concesso l’uso del Monastero alla Chiesa Ortodossa Rumena, a cusa della mancata custodia da parte dei greci. La Basilica costituisce una chiara testimonianza di fusione tra lo stile architettonico bizantino a quello latino: elementi normanni si notano all’intero, nei quattro pilastri angolari chiusi dagli archi che sorreggono la cupola; mentre, lo stile bizantino è evidente nella muratura esterna. Tracce di affreschi riportano la raffigura San Giovanni Theristis. L’interno si presenta nuovamente ricco di icone, pitture, affreschi e ammirevoli arredi sacri, come l’iconostasi e lo splendido lampadario in oro nella navata centrale.

Arena (VV)

Castello Normanno-Svevo di Arena

Il Castello di Arena costruito nell’XI secolo dai Normanni, occupa una posizione strategica. A metà tra il mare Ionico e il mare Tirreno rappresenta uno dei più originali reperti architettonici della Calabria centro-meridionale.

Fu costruito da Ruggero a difesa di Mileto, in luogo strategico e inespugnabile, è posto su un possente sperone di roccia. Il pensiero di Ruggero era quello di difendere la capitale da un improvviso attacco alle spalle proveniente da quella costa orientale. Per compiere questo importante compito fu insediato quale primo conte d’Arena Ruggero Conclubet, cui i discendenti di quest’ultimo per ben 600 anni continueranno a dominare in Arena.

È proprio grazie a questo castello che ogni anno si tiene la cosiddetta “Castellana di Arena”. Una rievocazione storica dei fasti arenesi dell’anno mille che suscita un grande successo e una grande partecipazione di pubblico.

Un vero e proprio salto nel passato in cui si proietta la cultura medievale tra balli, musica, sbandieratori, militi, esposizioni di armamenti del tempo.

Stilo (RC)

Castello Normanno di Stilo

La prima attestazione del Castello Normanno risale al 7 maggio del 1093.

La sua nascita segue l’avvento dei normanni nel 1072 d.c., conquistatori del borgo di Stilo. Essi infatti prescelgono il borgo, per la sua posizione strategica a dominio dell’intera Vallata dello Stilaro, come regio demanio, vale a dire città sotto il diretto controllo del re, ruolo mantenuto anche nelle dominazioni sveve, angioine e aragonesi.

Eretto da Ruggero il Normanno nella seconda metà del XI secolo, per meglio dominare la sua città irrequieta, l’affascinante castello medievale, domina incontrastato il territorio circostante.

Serra San Bruno (VV)

Santuario di Santa Maria del Bosco

Santa Maria – una cattedrale naturale inondata di verde e luce nelle belle giornate d’estate e di una soffusa malinconia nelle brume autunnali e invernali – è il luogo in cui San Bruno edificò, nel 1091, il suo primo insediamento monastico, l’eremo della Torre. Il visitatore si lascerà catturare dal laghetto di penitenza del santo, dal cosiddetto “dormitorio” (in realtà, il cimitero dei primi eremiti certosini) costituito da una grotta che contiene una statua marmorea di San Bruno opera di Stefano Pisani (fine del XVIII secolo), dalla chiesa di Santa Maria del Bosco consacrata nel 1094 dall’arcivescovo di Palermo Alcherio e oggi elevata a santuario. Il lunedì e il martedì di Pentecoste, a memoria del ritrovamento delle reliquie di San Bruno avvenuto agli inizi del XVI secolo in coincidenza con tale ricorrenza, la strada che collega Santa Maria alla Certosa si trasforma in uno spazio processionale. Il lunedì il busto argenteo del santo viene condotto dal monastero alla chiesa di Santa Maria, nella quale rimane sino al giorno successivo quando compie il cammino inverso. In occasione della festa di Pentecoste prende vita anche la tradizione serrese dei certosinetti, bambini e bambine che indossano l’abito monastico dei certosini e che compiono, in segno di devozione o per “grazia ricevuta”, il percorso della processione insieme ai genitori. Le processioni del lunedì e del martedì di Pentecoste sono anche il momento per un altro particolarissimo uso locale, il lancio dei confetti con cui i fedeli colpiscono il busto reliquiario di San Bruno, proprio per questo protetto da una cupola infrangibile dopo che nei secoli passati non pochi danni erano stati arrecati al prezioso simulacro per effetto di tale rito. Il fascino che scaturisce da questi luoghi è difficile da descrivere e forse nessuno è riuscito a renderlo meglio delle parole del celebre scrittore inglese Norman Douglas in Old Calabria nei primi anni del Novecento: “Ero lì nell’ora dorata che segue il tramonto, e di nuovo nella luce fioca del mattino madido di rugiada; e mi sembrava che in questo tempio non eretto da mani umane risiedesse una magia più naturale e più sacra, che non negli ambulacri dei chiostri [della Certosa di S. Stefano del Bosco] poco lontani”.

Serra San Bruno (VV)

Bernardino Poccetti - L'assunzione

All’interno della chiesa di Maria SS. Assunta in Cielo è conservato un quadro importante di Bernardino Poccetti – L’ Annunciazione – ispirato a una tela di identico soggetto conservata nella chiesa della SS. Annunziata di Firenze.

Stilo (RC)

Ferdinandea

La Ferdinandea è un imponente complesso edilizio circondato dai boschi delle Serre Calabre ed è situato al centro del Bosco di Stilo.
Ferdinandea, non reggia e/o casino di caccia di Ferdinando II di Borbone, ma nel corso dei secoli, che l’hanno vista attiva, fu uno stabilimento siderurgico-armiero statale, con annessa una “cittadella operaia” e uffici amministrativi. Questa sua veste di sicuro non ne diminuisce il fascino e l’importanza.
L’opificio ha rappresentato tra la fine del 1700 e il 1865, al fianco di Mongiana, il più importante e innovativo intervento industriale che ha interessato la siderurgia calabrese. Entrambe erano delle cittadelle operaie, colonie militari e apparati industriali che operavano e attivavano un notevole indotto anche nella società civile.

I lavori per la realizzazione della Ferdinandea furono avviati dai Borbone sul finire del 1700. Lo scopo era di realizzare nelle montagne di Stilo una grande fonderia per cannoni di grosso calibro, che supportasse la fonderia di Mongiana nelle produzioni belliche.
I lavori, più volte sospesi, furono completati nel 1841, durante il regno di Ferdinando II, al quale la fonderia fu dedicata. Il grande opificio occupava un’area di circa 15.000 mq, ed era distribuito in due distinti fabbricati. Il primo, posto a ferro di cavallo, con corte interna, ospitava la residenza amministrativa, con uffici, alloggi per le truppe, carceri, chiesa, ecc. Il secondo, di cui rimangono solo due edifici, dei quattro esistenti in origine, costituiva in corpo centrale dell’impianto siderurgico.
Dopo l’Unità d’Italia, il polo siderurgico Mongiana-Ferdinandea-Pazzano passò in mano ai privati.
Fu acquistato da Achille Fazzari, personaggio controverso del Risorgimento italiano, che iniziò immediatamente a riprendere le campagne di fusione convinto di poter «risollevare le sorti della popolazione dei paesi convicini». Purtroppo, le sue aspettative non tardarono a scontrarsi con l’amara realtà.
Il governo, che aveva già decretato la morte dell’industria siderurgica calabrese, vendendogli gli impianti, gli fece mancare le commesse pubbliche e il Fazzari, per non rischiare il fallimento, ben presto fu costretto a chiudere e questa volta definitivamente le sue industrie. Riconvertì le produzioni della Ferdinandea e la elesse a sua residenza montana, nella quale ospitò numerose personalità dell’epoca, tra le quali la scrittrice Matilde Serao.

Uniche vocazioni “industriali”, attuate, a Ferdinandea e nel Bosco di Stilo, furono e sono tutt’ora quelle legate allo sfruttamento del legname dei boschi e all’imbottigliamento delle acque della fonte di Mangiatorella, avviato dallo stesso Fazzari.
Il vasto patrimonio edilizio della Ferdinandea resiste ancora all’abbandono e alle offese del tempo.
Nella corte interna del palazzo, vi sono cimeli del periodo borbonico: una edicola in ghisa sormontata da una palla di cannone con incisa una dedica al Re Ferdinando e un busto in granito del Re. Entrambe provengono da Mongiana portate a Ferdinandea dal Fazzari. Nella corte, ingentilita da un piccolo laghetto circondato da una balaustra in ghisa, non c’è più la fontana artistica in granito, smontata e portata non si sa dove dai proprietari del tempo. Spariti anche dalla Ferdinandea i reperti conservati in un piccolo museo. La piccola chiesa, oramai spoglia, conserva qualcosa dei suoi antichi arredi.
Interessante è il monumentale scalone delle “provincie”, che consente l’accesso ai piani superiori del palazzo, sui lati del quale sono disegnati gli stemmi di tutte le provincie italiane del tempo. Da Ferdinandea, inoltrandosi nel bosco si giunge, dopo circa un chilometro, al grande invaso artificiale lago Giulia, realizzato per la centrale Marmarico.

Pizzo Calabro (VV)

Castello Murat

La storia del Castello di Pizzo è legata alla morte di Gioacchino Murat, Re di Napoli, uomo valoroso, impavido che a Pizzo cercava la vittoria e la riconquista del suo regno e invece vi trovò la morte.

All’ interno del maniero una ricostruzione storica riproduce gli ultimi giorni di vita di Gioacchino Murat, rappresentando i diversi momenti della detenzione del Re e dei suoi uomini: all’ interno delle celle, nei semisotterranei, è riprodotta la loro prigionia; al primo piano è rappresentata la scena del sommario processo contro il Murat; nella cella in cui il Re trascorse gli ultimi momenti della sua vita e in cui scrisse la lettera di addio alla moglie Carolina e ai suoi quattro figli, sempre al secondo piano, è riproposta la scena della confessione del Re con il Canonico Masdea.

Visitare il Castello di Pizzo significa rivivere in prima persona le vicende storiche che segnarono il destino di un popolo.

Un nuovo sentiero

La natura ci sorprende sempre..

Stiamo tracciano un nuovo sentiero che sbalordirà i visitatori per la bellezza della natura circostante e le scoperte storiche testimoni della presenza umana di un tempo che fu.

Da Serra San  Bruno a Spadola, da Brognaturo a Guardavalle passando per  Santa Caterina  fino a Badolato, un cammino in cui cascate di acque incontaminate  maestose pietre multiformi e giganteschi abeti bianchi disegno scenari fiabeschi.

In cima, a 1400 metri di altezza, maestosa la vedetta Borbonica, straordinariamente conservata, resiste al tempo e raccoglie in unico sguardo mar Ionio e Tirreno.

Sentiero Fantasma Della Baronessa Scoppa

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